Un Laboratorio per la Democrazia
Care amiche,
cari amici, da tempo desideravamo riprendere i contatti con chi, come
voi, ha aderito alla manifestazione del 24 gennaio, ma la pressione di
eventi esterni ha condizionato in modo inatteso e assai gravoso il nostro
tempo, ritardando l'incontro progettato. È ora necessario
mettersi al lavoro, passare all'elaborazione comune di idee e
alla realizzazione di progetti concreti. Tutto questo, proseguendo nel
dialogo con chi desideri confrontarsi con noi pur mantenendo la nostra
piena autonomia.
Un carattere importante dei movimenti di queste ultime settimane è
la forte richiesta di unità. Non si tratta di una richiesta di unità
ideologica o partitica; si tratta invece di una richiesta ispirata da
un nuovo sentimento di reciproco riconoscimento. Significa che le molte
persone schierate a sinistra vogliono stare tutte dalla stessa parte,
mantenendo orgogliosamente le proprie differenze e semmai valorizzandole,
per contribuire insieme a contrastare la violenza istituzionale e i
programmi socialmente crudeli della destra italiana. In uno spirito
unitario la forza dei movimenti diventa più incisiva, mentre ciascuno
può sperare che una parte dei propri desideri si realizzi e che a
poco a poco un mondo migliore diventi possibile. Insomma, possiamo e
dobbiamo confrontarci accanitamente su idee e progetti, ma alla fine le
mille aspirazioni devono riuscire a sommarsi invece che annullarsi. Di
queste idee e di questi progetti desideriamo discutere con voi.
Abbiamo perciò messo a punto il documento che vi proponiamo, che
vorremmo dibattere con quelli di voi che intendono contribuire alla
creazione di un Laboratorio per la democrazia che, tenendo al centro la
funzione intellettuale (piuttosto che la funzione degli intellettuali),
possa al tempo stesso rispondere al nuovo bisogno di partecipazione e
all'esigenza di prendere nuove iniziative concrete.
Le direzioni in cui ci muoveremo
Due sono le direzioni nelle
quali intendiamo muoverci: prima di tutto la difesa della democrazia,
che vediamo ogni giorno minacciata dal preoccupante attacco a diritti da
tempo acquisiti e inalienabili. Contemporaneamente vogliamo insistere,
nella misura delle nostre possibilità, sull'arricchimento della
democrazia, e cioè su un'azione di stimolo rivolta alle forze
politiche dell'opposizione per elaborare una strategia di sinistra
che non sia succube del neoliberismo, per suggerire nuovi modi di fare
politica, per fondare il futuro della sinistra sulla base di un rapporto
costruttivo fra la società civile e la sfera politica. Non possiamo
nasconderci, infatti, che il sostanziale fallimento dell'ultima
stagione riformistica ha contribuito alla crisi degli equilibri sociali
(già peraltro molto instabili), alla precarizzazione di ampi settori
della popolazione, alla messa in questione di diritti e di garanzie.
Difesa della democrazia
La vittoria di Silvio Berlusconi il 13 maggio 2001 ha una sua innegabile
specificità nazionale che affonda le radici nella crisi di legittimità
determinatasi dieci anni fa nel nostro sistema politico. I primi mesi
di governo hanno visto in atto a Genova strategie repressive di tipo
autoritario, hanno mostrato la riduzione dello stato di diritto ad una
concezione patrimoniale della cosa pubblica, hanno prodotto lo svilimento
dell'autonomia dei poteri dello Stato, l'attacco sistematico
ai diritti dei lavoratori, l'incrudelirsi degli atteggiamenti e
delle iniziative di carattere xenofobico, la brutale difesa del nuovo
modello capitalistico che va sotto il nome di globalizzazione. Il quadro
istituzionale italiano è inoltre sottoposto ad una distorsione che
non ha l'eguale nella storia della repubblica: la stessa persona
che riunisce nelle sue mani il potere legislativo e quello esecutivo
ha oggi il controllo quasi totale dell'informazione televisiva
(il Financial Times ha scritto che un paese dell'Est che avesse
una situazione istituzionale come la nostra non potrebbe mai essere
ammesso nella Comunità Europea); oltre a questo, il premier agisce
ancora in condizione di imputato in più di un processo e usa i poteri
costituzionali intrecciati con il suo privato potere mediatico in
un'offensiva senza precedenti contro il potere giudiziario. In
questi mesi, insomma, si è prodotta una drammatica frattura: nei fatti,
una vera e propria negazione delle tradizioni migliori della democrazia
nella nostra Repubblica. Eppure l'Italia non è sola in questa
crisi. In modi diversi, in altri paesi si verifica quel fenomeno che la
letteratura accademica indica come il problema delle "democrazie
demotivate". Basti pensare allo stravolgimento istituzionale subìto
dal voto americano a causa del mancato controllo delle spese elettorali,
col conseguente intervento massiccio di certe multinazionali, o al calo
della percentuale dei votanti in molte elezioni nazionali (le recenti
elezioni in Gran Bretagna ne sono un esempio drammatico). Basti ricordare,
ad un altro livello, i tribunali speciali di Washington e le gabbie di
Guantanamo, o il fatto che Israele si affida alla politica di Sharon
smarrendo giorno dopo giorno le proprie ragioni. Arricchimento della
democrazia e specificità del Laboratorio Il nostro Laboratorio sottolinea
i punti di contatto con i temi e le proposte concrete per una nuova
giustizia mondiale elaborati da Porto Alegre, nonché con i contenuti più
avanzati di giustizia sociale elaborati dalle organizzazioni sindacali. Al
tempo stesso, esso rivendica la propria specificità nel caratterizzarsi
come fortemente radicato nell'esperienza politica, culturale e
sociale della città e della sua Università. Troppo spesso a Firenze i
rapporti fra il governo locale e la società civile sono stati faticosi
e deludenti. Per inefficienza, indifferenza o addirittura per scelta,
le autorità locali non hanno risposto in modo adeguato alle aspettative
dei cittadini. Questo problema, è vero, non riguarda solo Firenze:
il solco fra i cittadini e i governi è sempre più profondo in tutti
i paesi europei, ma in altri paesi si è tentato di colmarlo attraverso
esperimenti di politica partecipativa. Anche da noi le autorità cittadine
devono fare di tutto per rispondere alla domanda di partecipazione che
viene dalla gente, e non devono farlo con atteggiamento paternalistico. È
solo attraverso un processo di partecipazione e deliberazione che i
cittadini sviluppano la loro cultura civica, praticano la democrazia e
possono contribuirvi. Il nostro Laboratorio nasce proprio dalla voglia
di partecipare in un momento in cui la rappresentanza politica stenta
a capire i desideri e le necessità della società e a darvi risposta.
L'opposizione sociale di cui il Laboratorio vuole far parte si
fonda sulla volontà dei singoli di impegnarsi in prima persona, di
tornare ad essere parte attiva della politica. I fatti di Genova hanno
liberato energie enormi che si stanno ora sviluppando: la politica non è
più materia esclusiva dei partiti ma è tornata ad essere di tutti. Si
tratta dunque di raccogliere un'esigenza diffusa e ormai palpabile:
dare voce a questa esigenza e stimolare le forze politiche tradizionali
a recepirla crediamo che sia la forza del Laboratorio a cui intendiamo
dare vita.
I nostri temi
Sono tanti (perfino troppi) i temi su cui è oggi necessario
riflettere. Ne indicheremo alcuni, sperando di poterci lavorare in piccoli
gruppi e di poter collegare la nostra ricerca a campagne e iniziative
prese insieme con altre realtà della società civile fiorentina e toscana
come il Social Forum e il sindacato e anche con quelle forze del governo
locale e regionale che siano disposte a dare inizio ad una nuova stagione
di riflessione e di attività politica. Un primo gruppo di temi riguarda
i diritti individuali e la cittadinanza con particolare attenzione ai
diritti delle donne e alle leggi e all'accoglienza in fatto di
immigrazione. Un secondo gruppo riguarda la giustizia sociale:
la distanza che divide il centro dalla periferia della nostra città;
la flessibilità e la precarietà nel mercato del lavoro; le perduranti
differenze sociali e culturali che fanno della società italiana una
delle più diseguali del mondo occidentale. Un terzo gruppo riguarda
i problemi istituzionali della sfera pubblica: per menzionare solo
alcuni temi possibili, la legiferazione sulla giustizia, l'attacco
alla Costituzione, la delegittimazione della tradizione antifascista,
il problema dell'informazione sottoposta al potere, la sanità
pubblica, la scuola pubblica e i problemi dell'Università e della
ricerca. In quest'ambito dobbiamo concentrarci sulla necessità
di "reinventare il pubblico" a tutti i livelli; perché sia
meno clientelistico, più socialmente giusto, più efficiente, più al
servizio dei cittadini.
Un quarto gruppo riguarda i temi delle grandi dicotomie che oggi
dividono il mondo: ricchezza e povertà, potere e impotenza,
legalità e illegalità, profitto ed etica, consumi e danno
all'ambiente. Insieme con altri dobbiamo trovare i modi concreti
per portare nella vita quotidiana della gente temi come il commercio
equo, la Tobin tax, e così via. È questo il terreno, insieme
intellettuale e pratico, che ci presenta le sfide più grandi e più
impellenti.
Non ultimo, poniamo con forza il tema della guerra,
riapparsa nel mondo dalle voragini scavate dalle politiche che si sono
ispirate al modello negativo del libero mercato senza controlli.
Le forme e i metodi della politica
I ritmi, i rituali e
il lessico della politica lasciano oggi molto a desiderare. Gli incontri
sono interminabili e male organizzati, gli interventi troppo lunghi, la
retorica prevale troppo spesso sulla ragione, gli aspiranti leader sui
più timorosi, gli uomini sulle donne. Le riunioni, inoltre, sono spesso
l'attività principale di chi le organizza (per dirla in modo
provocatorio, sembra che la politica esista per le riunioni piuttosto
che le riunioni per la politica). Cambiare una tale cultura politica
è un compito a lungo termine e addirittura utopico. Ma, appunto,
una delle nostre funzioni è proprio quella di reintrodurre elementi
utopici nella politica della sinistra. Può darsi che tali obiettivi
non vengano raggiunti ma ciò che conta, e che costituisce un elemento
di distinzione, è proprio l'aspirazione costante verso quegli
obiettivi. In termini di politica attiva, questo significa reinventare
i tempi della politica, liberarla dalla sua autoreferenzialità e
portarla dentro la società; significa organizzarsi in modi diversi,
significa favorire l'accesso delle donne agli spazi della politica,
significa raggiungere anche la gente che non è d'accordo con noi,
significa stabilire un ricambio nelle posizioni di responsabilità. In
altre città si sono formati, per iniziativa di docenti, studenti e
lavoratori dell'Università, gruppi analoghi al nostro. Stabilire
un collegamento con questi gruppi per individuare strategie e progetti
comuni su temi condivisi è per noi un obiettivo da perseguire anche
per dare maggiore respiro al movimento. È tempo di nuove regole per la
democrazia in Italia e nel mondo. È tempo di ritessere la trama perduta
della democrazia sostanziale orientandola verso valori di giustizia e
di libertà. Ma prima ancora è forse il tempo di ripensare le regole
del gioco tenendo presente che senza procedure, forme e regole definite
non è possibile realizzare alcuna forma di emancipazione sociale.